Recensione: “Odissey” – Only Dust

COPERTINA - OdyseeyNell’ottobre 2012 sotto l’etichetta Myo Agency, esce Odissey degli Only Dust, band post-hardcore milanese.
Undici sono le tracce che compongono l’album, la prima delle quali, Black Velvet, rappresenta un inizio aggressivo e coinvolgente.

Per quanto riguarda la voce, più che di screaming parlerei quasi di yelling, intendendo con questo termine un tipo di canto che si basa molto meno sulla tecnica, ma piuttosto sulla forza dei sentimenti che hanno ispirato la musica di questi ragazzi. La scelta del loro genere musicale infatti sembra ispirata, oltre che probabilmente da un gusto personale, anche dalla consapevolezza che solo un certo tipo di musica possa esprimere certi sentimenti.

Le buone intenzioni ci sono, ma la seconda e la terza traccia, rispettivamente Oxygen e Tied Hands, non aggiungono molto a quello che sembrava un inizio promettente ed alla quarta, Song for Believers, si ha l’impressione che in fondo le canzoni si assomiglino un po’ tutte, anche se nel cambiamento di melodia nel finale di questo quarto pezzo, quando le chitarre accompagnano la voce nel suo grido arrabbiato e la batteria diventa martellante, si manifesta finalmente un po’ di creatività.

La speranza dura poco però, perché con Fragile si ricade nella solita melodia ripetitiva. Con la sesta traccia, Taste of You, arriva il momento lento dell’album: batteria ridotta al minimo, chitarre acustiche, voce pulita. Personalmente, apprezzo molto il fatto che in un album, anche di tale genere musicale, sia inserito un pezzo lento. Ovviamente non è un requisito indispensabile, ma se ci fosse di certo non mi lamenterei e sarei curiosa di ascoltarlo. Purtroppo però, in questo caso, la canzone non ha suscitato in me particolare coinvolgimento: ascoltata singolarmente, sarebbe anche carina, se non fosse che a questo punto il cd suoni oramai un po’ noioso e privo di idee.

E si prosegue su questa scia con la settimana traccia, Heaven in Her Arms, che sembra iniziare bene, ma il ritornello rovina l’atmosfera energica che si era creata.
La qualità del cd si risolleva con le ultime canzoni dell’album. Dall’ottava traccia, All My Demons, passando per No Tradeoff arrivando fino alla decima, Try. Fail. Repeat. la quale probabilmente è la migliore dell’intero disco. E’ in questi tre pezzi che le buone intenzioni finalmente si manifestano.

Il cd si conclude con Odissey, traccia che dà il nome al cd, una conclusione non particolarmente emozionante che scema via senza lasciare tracce memorabili dell’album appena concluso e che di certo non invoglia a premere “repeat”.

Nella dimensione live la musica di questo gruppo potrebbe forse acquistare un po’ più di energia, ma i brani del disco risultano comunque poco fantasiosi e creativi e non coinvolgono eccessivamente l’ascoltatore. Creare melodie più ricercate e magari distanziarsi dal solito schema “strofa-ritornello-strofa-ritornello” potrebbe essere un buon modo per dar vita ad un prossimo album più accattivante.

Ale

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